La "mala burocrazia"

Aggiornamento: 3 apr 2021

"Odio la burocrazia, non l'ho mai sopportata. Ferma le cose e le persone da una vita creativa. È contro tutte le cose di cui si occupa la vita.”


TIM BURTON


Partendo dalla citazione di uno dei registi più brillanti e creativi dei nostri tempi (a parer mio), vittima dell'influenza negativa che tale inferno senza fine, scatenato da un'insulsa molecola virale, in grado di mettere al tappeto il tanto "avanzato e intelligente" genere umano, ho necessità di sfogarmi su come tale questione venga gestita dal nostro "giudizioso" governo, se così possiamo definirlo. Premetto di non essere nessuno per giudicare l'operato altrui, non mi intendo di politica, non ho mai nutrito il minimo interesse per questa scienza, in quanto sono dell'opinione che, se mal praticata, sia la rovina stessa dei popoli, come suppongo lo sia la necessità di predicare svariate religioni (ma questa è un'altra storia). Pertanto, avvalendomi perlomeno del diritto di libertà di parola, esprimo le mie opinioni da normale cittadina, opinioni che probabilmente accomunano la maggior parte della gente ma che raramente emergono per paura del giudizio altrui o per chissà quale strana forma di rassegnazione e adattamento a un sistema malato che ha radici fin troppo robuste per essere estirpate, un sistema dove gli apparati burocratici hanno ragguardevoli dimensioni e il controllo politico è limitato nel tempo dal susseguirsi delle elezioni. Ed è proprio su tale tema che intendo soffermarmi. Come risaputo, con il termine Burocrazia si intende un'organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo i principi giuridici di un dato ordinamento; ma fin dal secondo dopoguerra, almeno in Italia ("patria della burocrazia"), la debolezza del potere burocratico (il cosiddetto "potere degli uffici", come definito da Max Weber) si è mostrata in tutta la sua gravità. Nel XX secolo, infatti, il termine Burocrazia ha risentito di innumerevoli accezioni negative, frutto delle "conseguenze inattese" del fenomeno burocratico: rigidità, lentezza, incapacità di adattamento, inefficienza, inefficacia, lessico difficile o addirittura incomprensibile (il cosiddetto "burocratese"), mancanza di stimoli, deresponsabilizzazione, eccessiva pervasività, tendenza a regolamentare ogni singolo aspetto della vita quotidiana. La burocrazia italiana ha riempito biblioteche di analisi, articoli, studi e norme destinate a razionalizzarla, con il risultato paradossale di aumentarne la massa e la perniciosità. Cominciamo col ricordare, infatti, che la legislazione italiana conta la bellezza di 110.000 norme, sedimentatesi in decenni di produzione normativa susseguente e, spesso, disarticolata. L'insieme di tutte queste norme, così disposte, per quanto mi riguarda, non fa altro che generare disagio e confusione non solo in chi le pratica, ma anche in chi le emana. Ed è assurdo pensare che, nel momento in cui sono state prese in considerazione svariate soluzioni a tale caos, in sostanza, non sia stato fatto altro che tentare di anticipare errori burocratici introducendo nuova burocrazia basata su una visione distorta della procedura burocratica e dei suoi scopi (rallentando ulteriormente l’opera dell’Amministrazione). Al fine di sostenere meglio le mie ragioni, penso sia opportuno riassumere brevemente quanto emerso dalla stesura dell'indice europeo sulla qualità dei servizi offerti dagli uffici pubblici dei 19 paesi che utilizzano la moneta unica. Ebbene, sappiate che l'Italia è stata classificata come una delle nazioni con la peggiore burocrazia (insieme a Grecia e Slovacchia) e questo la dice lunga sullo stato di difficoltà in cui versa la nostra Pubblica Amministrazione. Ovviamente il mio intento non è quello di generalizzare, ma i tempi e i costi della burocrazia sono diventati una patologia che caratterizza negativamente una larga parte del nostro paese. Penso sia inutile elencare le innumerevoli implicazioni dovute a tali aspetti, in qualsiasi ambito professionale o che faccia parte della nostra quotidianità. In particolare sulla produttività media del lavoro delle imprese italiane che, essendo prevalentemente di piccole dimensioni, hanno bisogno di un servizio pubblico efficiente ed economicamente vantaggioso, in cui le decisioni vengano prese senza ritardi e il destinatario sia in grado di valutare con certezza la durata delle procedure; senza considerare l'allontanamento di molti operatori stranieri che non vogliono più investire in Italia, soprattutto a causa dell'eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico. Questo mastodontico apparato, che imbriglia le imprese e scoraggia gli investitori, già in tempi normali è una zavorra insostenibile che comprime la crescita dell’Italia, ma nella fase drammatica che stiamo vivendo rischia di trascinare a fondo il Paese. Le stesse misure messe in campo dal Governo, infatti, rischiano di rimanere imbrigliate nelle procedure, con le imprese e i lavoratori abbandonati tra l’incudine della burocrazia e il martello della crisi economica. Alcune scadenze sono state prorogate, certo! Ma, nel complesso, è veramente poca roba. Sicuramente è molto meno di quello di cui avrebbe bisogno il Paese per riprendersi velocemente una volta finita l’emergenza sanitaria. Il grande problema che l’Italia ha davanti non è quanto PIL perderà in questi mesi ma quanto riuscirà a recuperarne finita l’emergenza. Nonostante io mi definisca fin troppo rispettosa delle norme previste dagli infiniti DPCM emessi nell'ultimo anno, alla luce di quanto si stia verificando, e di come, a distanza di tempo, malgrado la testa sia stata sbattuta e rifasciata più e più volte, senza alcun risultato utile (così eravamo e così siamo, quest'anno sarà il remake dell'anno scorso) e nonostante la diffusione (seppur molto più lenta rispetto al resto del mondo) del tanto atteso vaccino, mi chiedo e vi chiedo, quanto pensiate valga la pena continuare con misure restrittive di tale calibro privando il cittadino non solo della propria vita sociale (indispensabile per salvaguardarne l'integrità mentale), ma anche della propria dignità. Non sono una libera professionista, non parlo a nome mio, ma a nome di coloro che sono momentaneamente senza lavoro a causa delle numerose privazioni a cui sono stati obbligati; mentre, secondo il mio modesto parere, il piano d'azione per fronteggiare l'emergenza sanitaria dovrebbe muoversi in tutt'altra direzione, azzerando i tempi della burocrazia e permettendo acquisti, trasformazioni e realizzazioni, ad esempio, di nuovi ospedali: basterebbe citare il caso della Liguria dove il Presidente Toti, in pochi giorni, ha allestito una nave traghetto trasformandola in ospedale in grado di ospitare numerosi malati; ma gli esempi sono moltissimi, cose impensabili in tempi normali! Ma se, per certi versi e grazie all'anticonformismo di alcuni UOMINI, sul fronte sanitario la risposta è stata immediata ed efficace, altrettanto non si può dire sul fronte economico. Pertanto penso sia fortemente necessario riformare il prima possibile la Pubblica Amministrazione e farlo in tempi brevi! L’Italia e gli italiani non possono permettersi di avere le gambe legate da una burocrazia lunare mentre sono impegnati nella sfida della vita.


BruMas



 

Quesito del giorno: e voi, vi definireste oppositori o difensori della burocrazia?


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